Bel-Ami

<<Quelli che narrerò in stretta successione sono due testi francesi a cavallo fra ‘800 e ‘900. Intravedo un sottile filo rosso fra loro e mi sembrano fornire un buon taglio, commestibile e ben digeribile, di morale dell’epoca. Non so cosa abbia dato il via a questo improvvisato excursus nella società francese di oltre un secolo fa, ma so qual è il limite, che io stesso mi sono imposto: una bottiglia di Bonarda per ciascun testo. Accomodatevi.>>

Knees
by ~uglyBug @ DeviantArt

Guy de Maupassant aveva in gran considerazione i baffi. Nel definire il fascino del proprio alter ego, Bel-Ami, ha riservato un ruolo da protagonista a questi benedetti baffi. L’elemento che indiscutibilmente, indissolubilmente, testimoniava la completa sovrapposizione fra lo scrittore reale e il personaggio d’invenzione. Non mi dilungo ulteriormente, ma questi beneamati baffi, per come li descrive, porrebbero ai giorni nostri Bel-Ami a capo di qualche filone underground di estetica boscaiola. Altro che il sex symbol della mondana Parigi, l’elegante, scostumata, Paris

Eppure questo romanzo segna un passo decisivo per il concetto di bellezza. Infatti essa esordisce come vero e proprio mito della nostra società solo in tempi relativamente recenti, dopo le lontane e sublimi vette elleniche, rese inaccessibili dalla perversione medioevale, e poi riesumata, dapprima con vigore nel rinascimento e nuovamente più tardi, un po’ infiacchita, nel neo-classicismo. La fine dell’800 scrittura la bellezza per un ruolo di primo piano nei tempi a venire, immortalata e resa ossessiva dalla rivoluzione comunicativa delle masse novecentesche.

Maupassant incunea il mito della bellezza nell’oceanica società attraverso un singolo individuo, Bel-Ami. Questo giovanotto squattrinato e un po’ nevrotico funge da sorgente infettiva per quell’utilitarismo spietato che ha fatto, e sempre farà, la fortuna di molti e molte. Considerarlo una vittima o un colpevole, poco cambia. Al grande scrittore francese importa testimoniare qualcosa che, forse, lo ha visto coinvolto in prima persona. Insieme agli immancabili baffi.

Come una fragile creatura, per la prima volta affacciata al mondo, la bellezza di Bel-Ami stenta a prendere il volo. Manca di coraggio.
Sarebbe molto semplice, per Maupassant, descrivere sommariamente, ma abilmente, la dinamica che porta “un bello” a conquistare senza ostacoli molto più di quanto possa “un brutto”. Egli, invece, dimostra smisurata sensibilità e dimestichezza in materia: Bel-Ami è insicuro, fatica a collegare i crescenti successi al proprio fenotipo.
La sicurezza del sapersi belli è apparente e instabile quanto il riflesso di Narciso nelle acqua pronte a inghiottirlo in un bacio. Ne è corollario il fatto che non vi sia un oggettivo vantaggio nell’esser belli, così come non v’è nessun merito, ma che si riveli un effettivo vantaggio la debolezza che segue la vertigine amorosa degli uomini e delle donne alle prese con “la bellezza”. Non si insista nel trovare in essa l’indizio di una colpa.

Dopo i primi passi la bellezza di Bel-Ami cresce in consapevolezza e, tanto quanto una fanciulla la notte prima di fiorire, inizia a farsi perspicace e priva di scrupoli. Essa permea, oltre che l’aspetto, i modi, rende graziosi i gesti, più efficace e modulata la voce; lo sguardo si fa luce coerente; le movenze incantano. Se sembra muovere i primi passi verso l’utilitarismo è perché, qua e là nel testo, sono sparse schegge di morte. Henry Miller scrisse che non è la gioia dell’esistenza che ci spinge a vivere, ma il tamburo incessante della morte. Qualcosa si affanna in Bel-Ami, affinché egli provi desiderio per qualcos’altro cui collega istintivamente un senso, e lo raggiunga. La morte lo sollecita a “guadagnare” per sé, pur beffandosi di ogni meta raggiunta in vita. La società si rivela qui nella sua natura spregevole, essa è una gradinata unta dall’odio dei mediocri che istintivamente, come lumache, iniziano a scalare inferiate su cui seccarsi fino alla morte.

Mi spiace Guy, ma Bel-Ami è un bell’imbusto sempliciotto con le idee molto confuse riguardo la vita. Non dico questo contro questo romanzo, lo dico contro di te, che tanto ti immedesimi nel suo protagonista… e te lo ripeto: quei baffi sono veramente orrendi…

Questa storia si gioca essenzialmente fra l’uomo e la donna. Anzi, fra quell’uomo in particolare e tutte le donne che incontra. Una vera guerra, gentilissima, romantica e crudele guerra. Non si capisce chi è la vittima reale del gioco sensuale, se l’arrivista sfrenato o l’oggetto delle sue interessate attenzioni, poiché nessuno dei due, in fondo, resta con una minima soddisfazione stretta fra le mani. Tutto si liquefa ed è di nuovo da inseguire altrove, negli occhi del prossimo amore. Ma sulla parte più geniale, riguardo alle donne di questo libro, ritornerò poco più avanti.
La leva diabolica di questo tranello è la solita ambizione gonfiata dall’invidia, un ferro rovente che scende dalla gola allo stomaco e impedisce di (ri)trovare un senso all’esistenza che non sia quello di esser superiore ad ogni altro essere.

In quest’onda impetuosa di bellezza e sensualità, Bel-Ami viene fagocitato da una solitudine gelosa di lui, che non lo fa innamorare mai realmente, che lo forza ad odiare chi dapprima desiderava (forse in reale buona fede), così da spingerlo avanti, oltre il prossimo limite della soddisfazione. Il prossimo obiettivo che lo ponga al riparo dallo scherno sociale e dai complessi di inferiorità per le proprie origini contadine.
E’ un uomo perduto, ma risoluto e sprezzante, via via più sicuro di sé e forte, che finirà con l’abbandonare definitivamente l’autocommiserazione iniziale. Ad ogni conquista si sente sempre più potente, più conscio che gli possa bastare un sorriso per mettere le mani su milioni e milioni di franchi.

E qui la parte geniale, quella che vendica l’amore infranto delle donne da lui sedotte e abbandonate, così come vendica moltissime lettrici, sicuramente un po’ infastidite dalle incessanti capitolazioni del gentil sesso innanzi alla bellezza di un uomo stronzissimo.
Lungo tutto l’arco della storia, abbiamo detto, si avvicendano diverse donne, le quali, in successione, rappresentano la scalata di Bel-Ami all’alta società parigina da lui agognata. Tutte passano da protagoniste a comparse, inevitabilmente.
Eppure, semi-nascosta, spesso trascurata, addirittura umiliata e, in un’occasione, percossa e picchiata, lungo il medesimo arco narrativo resta salda al suo posto la figura di una donna, sua ripetuta amante, la signora de Marelle…

…questo romanzo vi spacca il cuore quando, ormai convolato a nozze insieme alla più bella e ambita fanciulla di Parigi, colei che presto erediterà una fortuna e un impero, Bel-Ami esce dalla chiesa e, osservando il parlamento di fronte come ad ammirare la prossima meta, egli ripensa a colei che più di ogni altra abbia bistrattato e snobbato, ma forse anche realmente amato, con un delicato, delizioso particolare:
<<l’immagine della signora de Marelle che, di fronte allo specchio, si aggiustava i piccoli riccioli delle tempie, sempre sfatti quando si alzava dal letto.>>

L’amore è proprio alla portata di tutti.
Prima bottiglia seccata.

Bel-Ami, Guy de Maupassant, 1885
@Goodreads

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