Le ambizioni sbagliate

Rüdiger Poborsky

Photo by Rüdiger Poborsky

Le ambizioni sono il volano della maggior parte delle vite mediocri di questo pianeta. Tutti ci siamo sentiti ripetere, chissà quante volte, che ci occorreva essere ambiziosi, così ci saremmo realizzati. Scusate tanto, volete dire che senza un’ambizione si resta, che ne so, virtuali? Immaginari? Eterei?
L’ambizione è catalizzata dall’infelicità. Chi ci raccomanda di essere ambiziosi  è senz’altro molto infelice, e da molto tempo. Sì, perché un essere umano, a mio parere, nasce completo e senza scopo. Deve solo attraversare l’arcobaleno della vita senza far troppi danni, a sé e agli altri (tipo guerre, violenze, politica…). Gustarsela, in una parola. Godersi la vita, in qualsiasi contesto si ritrovi. Anche il peggiore. Perché la felicità non è una questione di arredamento, ma di architettura primitiva…di fondamenta.
La tensione che scaturisce all’instaurarsi in noi di un’ambizione, ci priva del presente, impedendoci di parteciparvi. Siamo sospinti al raggiungimento di “qualcosa” che appaghi il nostro brutto senso di vuoto. Nel frattempo non viviamo. Quanta gente conoscete che ha come unico scopo nella vita quello di massacrarsi di lavoro per avere una “vecchiaia serena”? Ecco, prendete le distanze da queste persone, perché non sono più esseri umani. Sono niente.
E’ solo un esempio, ma si potrebbe portarne infiniti altri; di norma ogni ambizione è sbagliata.
Alberto Moravia, nel 1935, se ne esce con questo romanzo particolare, che leggerlo è a dir poco spassoso! La struttura è basata unicamente sul dialogo, le descrizioni fisiche e materiali, di personaggi ed esterni, sono molto limitate: quando appaiono sono di una malinconica sciatteria che farebbe “sgolosare” Zola, Hugo, Baudelaire (ma la Francia c’entra niente qui). Quella della decadenza delle ambientazioni di Moravia non è una novità, prendete in mano, per esempio, “Gli indifferenti”, per accorgervi fin dall’incipit che il palco non è che un riflesso del cosmo interno dei personaggi.
La storia è magistralmente sostenuta dalle vicende sentimentali di cinque personaggi della medio-alta borghesia italiana degli anni ’30. Il romanzo inizia lento lento, e sulle prime può sembrare addirittura troppo leggero, quasi vacuo. D’altra parte, a chi importa delle corna di questo o quest’altro, riportate dalle labbra dei personaggi in quello stile così convenzionale e morigerato, per nulla gossipparo? Eppure si annusa subito una certa tragedia nell’aria…
All’avanzare della storia l’intreccio si fa intricato e ossessivo, come quelle stronzissime parrucche che a volte sceglie di fare, sua sponte, una lenza da pesca…Tanto è vero che si resta impigliati in essa come pesci nella rete! E il finale è da psico-thriller-noir!! Meraviglioso!
Moravia coglie l’attitudine umana alla contraddizione e agli accessi di ogni sorta, ira, desiderio, sottomissione, annientamento, amore. Impeti romantici che difficilmente si può ignorare. Questi impulsi mutano i suoi personaggi, rendendoli tanto indecifrabili quanto umani e prossimi a noi.
L’ingrediente geniale, che rende questo romanzo diabolico, è la menzogna. Non vi è alcun dialogo che non contenga traccia di calcolo o menzogna. Ogni parola è spesa, più o meno consciamente, con fini capziosi verso l’interlocutore, per strappargli un sentimento, una promessa, un qualcosa di ben preciso. E quanto è assolutamente vero, che tutti non facciamo altro che fingere o mentire fra di noi e con noi stessi! Quanto è liberatorio e al contempo umiliante, constatare che tutti sappiamo che tutti sanno che tutti mentono! E qui si torna alle ambizioni. Perché è sempre in nome di un desiderio, di una tensione ambiziosa, che si giunge alla menzogna. Affinché si abbia un “vantaggio”. Negare tutto questo ne sarebbe la conferma, la consacrazione definitiva!
Moravia, più intelligente e onesto di molti altri, lo ammette candidamente e con altrettanta semplicità ce lo mostra. Si spinge anche oltre, e rende co-protagonista della menzogna la donna, il che rende il quadretto davvero familiare…

Donne sentimentali, che prendono tutto sul tragico, si danno un monte di arie, e immaginano di avere chissà quali drammi nella loro vita“.

Dopo aver sistemato in questo modo più o meno il 99% della popolazione femminile dell’occidente degli ultimi 4-5 secoli, l’autore affonda la lama delle parole e ci racconta come l’uomo tenda a ingannare se stesso e poi gli altri (ingenuo), la donna inganni invece prima gli altri e poi se stessa (perversa). Sono generalizzazioni, ma anche la matematica e la fisica si fondano su leggi e assiomi, e non sono forse queste estreme generalizzazioni? O vi spingereste ad argomentare l’opposto, magari in sede d’esame, di fronte al/alla prof./prof.ssa?
Ma senza che mi lasci trascinare oltre dal gusto della provocazione, consiglio a uomini e donne indistintamente, di attingere da questo romanzo, di farsi intrattenere da esso senza riserve. La commedia dell’amore è qui ben rappresentata, nella sua essenza egoista e volubile. L’amore “occidentale” appare per quello che è, un gioco consentito a tutti, da 0 a 99 anni e oltre, in cui l’unica regola è l’inganno e le molte sfumature non sono che interpretazioni del singolo, laddove il non detto vale molto più che il detto.
E’ un romanzo dolce e amaro, che fa luce e che quindi getta anche ombre, che fa incazzare e fa perdonare. Che illude e disillude. E non è forse l’amore il terreno migliore per coltivare ambizioni? Dove è possibile trovare una tensione superiore a quella amorosa?
Ogni personaggio di questo riuscito romanzo reca la propria ambizione, d’amore o di denaro, come una maledizione, e ne verrà travolto e distrutto, obliato. Questa è una lezione, chi ha per la testa vaghe intenzioni di ambire a chissà che o chissà chi, prima passi qualche ora col naso dentro queste pagine.

Le ambizioni sbagliate, Alberto Moravia, 1935
@Goodreads

5 thoughts on “Le ambizioni sbagliate

  1. Grazie, molto gentile. Approfondirò i tuoi post, ho potuto solamente dare una sbirciatina veloce, ma ho già il presentimento che ti seguirò con piacere. Buona serata anche a te!

Prego, dimmi come la pensi!

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